#64 Il giorno della sposa. Ovvero il matrimonio secondo la Brolla.

[BROLLA’S POV]

E comunque tutta questa attesa del giorno del matrimonio poi finisce. Infatti arriva un giorno in cui ti svegli e ti rendi conto che fra poche ore ti sposi, mentre tu vorresti solo morire visto che la sera prima era venerdì e tu hai pensato bene di fare festa fino alle 3 del mattino. Così prima ancora di alzarti dal letto ti fai un selfie per vedere in che condizioni sei, proprio perché non hai voglia di camminare fino allo specchio, e sei così:

appena sveglia

Faccia stropicciata, occhi pesti, lingua felpata, unica cosa positiva: il sole. Vi prego, ditemi che non è vero, che in realtà ci sposiamo domani e che mi avete preparato un bicchiere d’acqua che muoio di sete. Invece no, è tutto vero, e tu devi ancora fare un sacco di cose, quindi forza, in piedi.
Colazione frugale, doccia ghiacciata, estetista. Rita, la russa, la nazista dei peli superflui fa il suo lavoro come Hitler comanda e ti concedi il tuo meritatissimo cappuccino quotidiano in santissima pace e in rigoroso silenzio. E chi ti incontri al bar? Una che hai conosciuto per caso una settimana fa e che inizia a inondarti di domande relative a ciò che succederà da lì a poche ore.

“Ma cosa ci fai qui che oggi ti sposi?”

Tanti saluti al tuo rigoroso silenzio e giù 20 minuti di futilità. Riesci a svincolarti con scuse casuali, non paga incontri un altro paio di conoscenti i quali esordiscono con un sempre piacevole quanto poco inaspettato “Ma cosa ci fai qui che oggi ti sposi?”. Sali in macchina tirando un sospiro di sollievo e proprio mentre il lavoro di Rita, l’estetista russa nazista, inizia a bruciare come il fuoco, ti chiamano, in ordine: mamma, papà, Brollo, cognata, suocera, testimone, fratello, mamma un’altra volta, amico, la Tim per fare un sondaggio. Ma tu devi ancora fare una cosa che il giorno del proprio matrimonio la sposa non dovrebbe mai fare, e cioè: stirare. Parti per la tua mega luna di miele domattina presto e ti mancano ancora quelle dieci magliette, otto pantaloni e cose varie che ancora non sono pronte. E stiri, bevi caffè, e quando finisci sei molto felice, così credi di meritarti di stare sul divano a guardare Forum. Ma ti viene in mente che devi fare ancora un cosa molto importante: il parrucchiere perché hai deciso di tagliarti i capelli corti. Oggi, genio.

capelli corti

Allora vai dal parrucchiere e iniziano ad arrivare messaggi impegnativi di persone che ti vogliono bene e che ti scrivono cose dolci. Calcola che da circa una settimana sei talmente sensibile che se per sbaglio guardi Io & Marley come minimo piangi quindici giorni. Così inizia la tua valle di lacrime quella mattina, che per te è cruciale, ma per tutti è un sabato mattina qualunque che per sbaglio sono capitati dal parrucchiere proprio mentre ci sono io che piango singhiozzando che manco mi avessero tagliato una gamba.

Poi passa, vai a casa, panino al volo, doccetta al volo e ti dirigi lì, al castello di Paderna (che è dove ti sposi) dove ad attenderti ci sono tutta una serie di persone che stanno lavorano come pazzi per te. E tu inizi a vedere il loro lavoro e per la prima volta nella giornata ti tranquillizzi perché finalmente ti accorgi di quanto effettivamente tutta quella roba bianca, così delicata ed essenziale, ti piace un casino. Per sicurezza, piangi ancora un po’ dopodiché è la volta del trucco. Ed inizia ad arrivare la tua famiglia che ti guarda con un becco tra i capelli e le Birkenstock ai piedi e già ti dicono quanto sei bella. Ogni scarrafone è bello a mamma sua, certo, ma qui si esagera.

E poi sei pronta. Abito bianco che più bello non si può, trucco da star, capelli corti che sognavi da una vita, bouquet in mano pieno di tulipani bianchi che sono arrivati solo per te dall’Olanda che profumano di gioia. Ti guardi allo specchio e davvero, non sei mai stata così bella. E allora, un po’ intimorita, lo dici un po’ al tuo riflesso un po’ al tuo papà che ti guarda come se fossi appena nata con gli occhi lucidi e il cuore in mano:

“Papà, però sono bella, vero?”
“Sei bellissima”
“Sì, certo. Però intendo che sono anche gnocca”

Va beh adesso, rimaniamo con i piedi per terra. A proposito, le scarpe. Non dico niente perché qualunque cosa dica ridurrei la loro bellezza. Andiamo.

Io e il mio papà, belli come il sole, che camminiamo immersi nel verde del parco del castello e vediamo lì in fondo la chiesa con persone sorridenti e non so come mai, ma erano tutti belli. Fai qualche passo incerto sui quei tacchi vertiginosi tanto belli quanto scomodi, alzi gli occhi e ormai sei lì, tutti ti guardano e sorridono. Ma sorridono tantissimo, con tutti i denti che hanno (meno male che non eravamo in Arizona, altrimenti i sorrisi sarebbero stati da 1 dente ciascuno). Saluti tutti, qualcuno piange, ma tu no. Miracolo.

chiara e silvano

Entri in chiesa, ascolti la marcia nuziale suonata solo per te con la chitarra classica, è tutto bello. Alzi gli occhi ed eccolo là, il Brollo. Schiena dritta e petto in fuori, con il suo papillon, con i suoi baffi, con la sua giacca damascata e le sue labbra incerte tra un sorriso e un pianto. Io fra 10 minuti me lo sposo e, modestamente, ho scelto il più figo.

E la cerimonia scivola via che manco te ne rendi conto, e poi quando vi infilate gli anelli senti dietro di te sommessi singhiozzi coperti da applausi sentiti. E il coro che canta e tuo marito che dice che mai nella vita aveva visto qualcuna più bella di te. Lacrima di rito e abbiamo finito. È fatta ragazzi, siamo marito e moglie.

ingresso in chiesa

Ok, ma io ora ho sete. Solo lì ti accorgi di quanto caldo hai, e stai pur serena che da quel momento in poi la tua sensazione sarà quella di essere sudaticcia e appiccicosa da far schifo. E questo finché non tornerai a casa e ti farai una doccia. Ma poco importa, io ora ho sete. Prima però c’è il riso. Speravo nella clemenza degli invitati, che ne lanciassero un pugnetto giusto perché bisogna farlo. Ma figuriamoci: svariati chili di riso addosso, di cui la maggior parte ti finisce in bocca e nell’orecchio. Un paio di insulti non li vogliamo dare? Ecco, perfetto. Poi tutti ti vengono vicino, ti abbracciano, ti baciano, ti fanno i complimenti, ti vogliono bene. E tu sei così contenta che dici talmente tante volte grazie che poi non hai più la saliva. Infatti io ora ho sete.

riso

Ritorniamo nel parco che giusto qualche minuto prima avevo percorso a braccetto con il mio papà e ora con mio marito. Secondo me qualcuno più felice di noi non è mai esistito e mai esisterà. Varchiamo la porta del castello e ad accoglierci due bicchieri di spumante che mai fu più gradito. E dopo le foto di rito, inizia la festa. Si beve bene, si mangia bene, si vive bene, si piange anche un po’ perché il nostro amico Federico ha fatto un discorso strappalacrime.

tavola

E poi la torta, la musica, i dolci, il mio cambio d’abito (non ho nemmeno una foto del secondo, sono troppo triste*): è tutto così bello. Tutti ballano, tutti bevono sangria, tutti ridono.

torta

E alla fine finisce. Un pochino ti dispiace, ma sei anche così contenta di volare a letto che forse è meglio così. La festa più bella a cui ti sia mai stata, ancora più bella perché quella festa era la tua.

E poi ti svegli, ed inizia così il primo giorno del resto della tua vita.

mattina

PS. Scusate la qualità infima delle foto, le hanno fatte amici ubriachi.

*ora ce l’ho la foto, evviva! (Grazie Azzurra)

brolli dance all night

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