Brolli on the road. Ovvero dal Grand Canyon alla Monument Valley.

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Alla fine ieri ci siamo addormentati senza cena, in compenso ci siamo svegliati alle 4, affamati come leoni, e ci siamo fiondati di corsa e con un battito cardiaco decisamente fuori dal normale al Grand Canyon. E dopo qualche minuto ecco che dalle rocce perfettamente orizzontali che sembrano messe giù con la bolla da muratore, sbuca il sole, e picchia i suoi raggi su quelle buche che non finiscono mai. E tu sei sempre lì, senza fiato e con gli occhi spalancati nonostante l’orario. Esattamente in quel momento, i nostri Brolli hanno realizzato una cosa che per loro ha quasi dell’incredibile: si amano più che a Berlino (vi ricordate?).  

  Com’è come non è, volente o nolente, però a una certa hai fame. Sono le 6.30 am quando ordiniamo due Canyon Burrito. Ci vengono serviti con una salsa piccante, e noi divoriamo tutto. La colazione è il pasto più importante della giornata, dicono. Detto fatto. 

È ora di salire sulla nostra tamarrissima Jeep bianca, le strade americane ci aspettano. Salutiamo questa meraviglia che ci accompagna per un tratto, e poi iniziamo ad avere paura. Sai quando ti dicono che negli Stati Uniti tra un benzinaio e l’altro è capace di passare una quantità enorme di miglia? Beh, è vero. E noi eravamo in riserva sparata. Ma per fortuna abbiamo incontrato Cam. Ragazzo sui 25 anni, cordiale, biondo con gli occhi azzurri. Se finisse qui sarebbe bellissimo, invece continua: pancia da bevitore incallito, riporto in testa, un dente. Qui in Arizona le persona hanno un dente ciascuno. Beh, Cam ci fa benzina e ci vende un gallone di acqua naturale a 1.79$. Appena scopre che siamo italiani ci saluta con uno sdentato “Hola”, gli rispondiamo con un “Muchas Gratias” e ce ne andiamo. Ciao Cam, è stato un vero piacere.

Nelle 180 miglia percorse oggi abbiamo visto distese infinite di rocce e tre paeselli abitati da indiani Navajo che vivono serenamente sotto i 100°F delle 10 del mattino. E i serpenti a sonagli voi non lo sapete che rumore fanno. Fortissimo, che paura.

E il cielo, ragazzi. È enorme. Inizia alla fine di questa strada che è dritta finché gli occhi tirano e finisce ai lati e dietro, dove non c’è assolutamente niente. A parte i tre paeselli, ovviamente.
 

 
Percorrendo queste immense strade dritte, ad un certo punto ci siamo accorti che c’era qualcosa che mancava. Ma cosa? Togliersi le scarpe? No. Abbassare i finestrini? Giammai, con 100°F (che non so quanti sono in Celsius, ma già che sono 100 si capisce che c’è caldissimo) è meglio non aprire i finestrini. Musica! Ecco cosa manca. Sulla strada per la Monument Valley in radio c’è solo una stazione: Radio Country. Il top della gamma.  

Eppure manca ancora qualcosa. Cibo! Spazzatura, per l’esattezza. Così decidiamo di entrare nell’allegro paesello dal nome Tuba City e ci avventuriamo in un tipico Mart. Al suo interno 4 corsie dedicate a patatine. L’altra metà si divide in bibite gassate, dolciumi vari, cocomeri e carne essiccata. Usciamo con il nostro bottino (patatine, patatine e carne essiccata) e grazie a dio Cam ci aveva venduto il gallone d’acqua. Mai mangiato niente di più piccante.
  Continuiamo il nostro percorso passando per Cow Springs, in cui effettivamente ci sono solo mucche. Pranziamo a Kayenta, insieme ad un pullman di italiani che ti fanno vergognare di essere loro connazionali, e, finalmente, alle 4 del pomeriggio, entriamo nello Utah e ci immergiamo nella Monument Valley. Che fa impressione perché ha questi sassoni giganteschi, rossi come il fuoco, che stanno lì, come se nulla fosse. E uno di quei sassoni da un lato sembra una signorina nuda, dall’altro un gufo. Tu pensa che storia.  

Ed arriviamo in albergo, The View, entriamo nella nostra camera e vediamo questo. Addio.

 Siamo molto stanchi, ci guardiamo una partita di baseball in tv, ci spariamo pure un pisolino e ora ceniamo. Intanto nel cielo è sbucata una luna grossa come una mongolfiera. Fra poco guardiamo le stelle della Monument Valley. E poi andiamo a letto, perché siamo stanchi morti. Ma prima ci spariamo un film western all’aperto insieme alla luna che sembra una mongolfiera.   

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