#47 Consensi, pubblicazioni e promesse di matrimonio. Ovvero chi ha qualcosa da dire contro questa unione parli ora o taccia per sempre.

Poveri illusi quelli che come noi credevano che per sposarsi bastasse dire “sì, lo voglio”. In realtà no, ci sono un milione di cose da fare e scartoffie da firmare prima di dire sì. E la cosa più incredibile è che tutte queste cose preliminari in realtà non sono altro che un sinonimo del famigerato “” che diremo all’altare. Ma allora perché tutto sto sbatti? QUESTA È L’ITALIA, AMICO MIO. Ah, la burocrazia.
Ma andiamo con ordine: quali sono i passi da fare prima di dire quel maledetto “”?

  1. Il corso prematrimoniale. Chiaramente ti serve solo se ti sposi con rito religioso e noi ne abbiamo già ampiamente parlato qui, e non vogliamo parlarne mai più. L’unica cosa da dire è che ti serve il certificato di frequenza o una cosa simile che ti servirà per il punto 2.
  2. Il consenso. Consenso di chi? E per cosa soprattutto? Queste le prime domande che ti fai quando la tua amica che si è sposata l’anno scorso ti dice che bisogna prendere il consenso. Tu, ovviamente, fingi di aver capito perfettamente di cosa si tratta ma in realtà non hai la più pallida idea di che cosa sia. Per fortuna che adesso ci sono i Brolli che te lo spiegano subito. Il consenso è un nullaosta al matrimonio rilasciato ai futuri sposi dal parroco della tua parrocchia. Per averlo ti serve: certificato di battesimo, certificato di cresima, il discorso del punto 1 e l’autocertificazione di residenza e di stato libero. Dopodiché il parroco ti fa una sorta di interrogazione (questa bisogna che gli sposi la facciano separatamente) in cui ti fa delle domande che riguardano le motivazioni e gli eventuali impedimenti per questo matrimonio. Questo documento segretissimo che tu e il prete firmerete finirà alla Sacra Rota e se ci fosse qualcosa di anomalo il matrimonio potrà anche risultare nullo.
  3. Pubblicazioni in chiesa. Una volta ottenuto il consenso ti danno un foglio che bisogna pubblicare nella tua chiesa. Ad esempio i Brolli sono di due parrocchie diverse quindi una va esposta nella chiesa di lui e una nella chiesa di lei. Questi documenti devono rimanere esposti per un periodo di tempo che comprende almeno due domeniche, dopodiché li puoi andare a prendere e li devi portare nella parrocchia in cui andrai ad abitare (se diversa da quella di appartenenza). A questo punto se ti sposi lì sei a posto così, se invece ti sposerai in un’altra chiesa ancora dovrai portare tutti sti documenti da quel parroco. Sbattissimo.
  4. Pubblicazioni in comune. Il discorso pubblicazioni non è ancora finito. Infatti bisogna pubblicare un documento anche in comune. Per farlo hai bisogno delle autocertificazioni di cui abbiamo già parlato, di una copia dei documenti di identità, del consenso del parroco e di una marca da bollo da 16€ (apperò). Dopodiché il comune ti chiamerà per un appuntamento ed entrambi andrete là perché dovete firmare un foglio. Che foglio? Quello della pubblicazione in comune e della promessa che vi fate. Questo documento deve essere esposto (online) per 8 giorni, al che lo andrete a ritirare e portate tutto quanto dal prete che celebrerà le vostre nozze.

Bene, abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare, ma ancora ci poniamo una domanda. A cosa serve tutto ciò? Le pubblicazioni, in realtà, sono un documento molto importante: al di là del fatto che è un documento ufficiale ecc, serve perché così se qualcuno che passa e vede che ti sposi ma sa che in realtà sei già sposato o che hai figli sparsi per il mondo quando tu hai sfacciatamente dichiarato il contrario, può andare dal sindaco o dal parroco e opporsi a questo matrimonio. Verranno fatte tutte le verifiche del caso e se il passante impiccione ha effettivamente ragione, sto matrimonio non s’avrà da fa. In pratica tutti sti documenti vogliono dire chi ha qualcosa da dire contro questa unione parli ora o taccia per sempre.

Ecco, è tutto. Ora non vi resta che dire di un’altra volta “”, sempre se ancora ne siete convinti.

brolli pubblicazioni

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