#1 La proposta di matrimonio. Ovvero come rovinare un momento.

Innanzitutto bisogna tenere sempre chiaro in mente che ci si sposa dopo che qualcuno lo chiede a qualcun altro e soprattutto dopo che il qualcun altro in questione dice , o comunque una frase espressamente positiva. No, ci tengo a chiarirlo subito perché capita di sentire frasi del tipo “Sì, ho deciso che ci sposiamo”, “Che bello amore, allora ci sposiamo”, “Io l’abito l’ho già preso, vedrai che mi sposo” et similia. Tutti liberi di sposarsi nell’eventualità in cui ciò accada, ma diciamo che tendenzialmente è auspicabile che entrambe le parti siano consapevoli di quello che si andrà a fare e soprattutto che siano d’accordo. A Brolla, ad esempio, è proprio capitato che qualcuno lo chiedesse, e ne è molto felice, così può stare serena e tranquilla di non avere nessun dubbio al riguardo.

La proposta di matrimonio che ha ricevuto è partita con le più romantiche intenzioni, ma qualcosa è andato storto. Ovviamente per colpa sua, o meglio, delle sua interiora.

Il racconto comincia in autostrada il pomeriggio del 31 dicembre 2013, quando i Brolli vagabondi sfrecciavano alla volta della super romantica Venezia, meta del loro ultimo giorno dell’anno. Come è loro usanza fare, anche quella volta si sono concessi un viaggio all’insegna di terribili canzoni pop (diciamo terribili perché così sembra che siamo alternativi e che il pop ci faccia schifo, in realtà noi ci viviamo di pop), con giusto un paio di soste caffè. Durante il viaggio Brolla notava che Brollo si lasciava spesso andare a qualche inaspettata romanticheria: di tanto in tanto gli sfuggivano un paio di frasi del tipo: “Amore mio, questo Capodanno sarà indimenticabile” oppure “Vedrai che questa piccola vacanza ce la ricorderemo per tutta la vita” ecc. E la romanticissima Brolla: “Ok, sì sì va bene. Ma ora silenzio per cortesia, continuiamo con i Backstreet Boys, no anzi, beccati sta chicca degli ‘N Sync”. Volume a 37 e via andare.

Arrivati finalmente nel loro alberghetto a Mestre (ok, si era parlato di Venezia, ma per questioni di cash si è optato per alloggiare a Mestre e con il trenino andare a Venezia) e subito si preparavano per il cenone. Cenone, tra l’altro, a caso: non avevano prenotato da nessuna parte, quindi si doveva cercare un ristorante economicamente abbordabile e con un tavolino libero. A Venezia. L’ultimo dell’anno. Ma noi non abbiamo paura di niente: scarpa easy e si arriva dappertutto. Pronti per partire, Brollo esclama un perentorio “No Brolla, non hai capito: con quelle scarpe fai cagare. Stasera ti metti i tacchi, guarda io come sono elegante”. Beh, innanzitutto c’è da dire grazie del complimento e c’è anche da dire fanculo perché è vero, sei molto elegante. Va beh niente, tacchi e via andiamo.

E in men che non si dica eccoli a Venezia: ma che meraviglia di città ragazzi! Canali e ponti ovunque, gente ubriaca marcia alle 7 di sera, scale dappertutto e un’incredibile quantità di persone che potrebbero strabordare da un momento all’altro da quelle specie di barchette che solcano le putride acque veneziane. No, seriamente: un posto davvero incantevole.

Quanto è grande in metri quadrati Venezia? In chilometri quadrati 4, figuriamoci in metri. Quindi diciamo che all’incirca Brolla ha camminato 4 km² con le sue scarpette con il tacco. Bene, ma non benissimo.

E poi eccolo lì, in un angolino, con un tavolino piccolo piccolo giusto per loro: un ristorante. Che gioia. Si siedono, ordiniano un vinello e cominciano la cena. Brollo, sempre incredibilmente tenerone, elargisce complimenti come se fosse domenica: “Ma quanto sei bella”, “Ti faccio una foto perché sei troppo bella” ecc. Che vi devo dire, lei era contenta di tutta sta manfrina. Ma è proprio in quel preciso momento che comincia lo sfacelo. Brolla cominciò ad avvertire un malessere interiore che si fa via via più diffuso. Il suo corpo cominciava a brontolare e lei soffriva moltissimo. Le faceva male la pancia. Da morire. Se ne doveva andare da qua. “Brollo, tesoro, finisci che dobbiamo tornare immediatamente in albergo”. “Ma amore, è quasi mezzanotte…”. IMMEDIATAMENTE.

Comincia la fuga. Con una leggera flessione in avanti del busto e una mano a proteggere la pancia che manco Napoleone, si infiliarono controcorrente nella folla impazzita. Brolla in ansia di non riuscire ad arrivare in hotel, tipo che pensava “ok, adesso inspira, poi espira, per n volte” e Tenerezza Brollo che diceva “amore, per caso ti vuoi riposare un momento? magari qui, sul ponte di Rialto?”. No amo, non hai capito: ho fretta. Arriviarono con il fiatone alla stazione. Erano le 23.30, ce la potevano fare ad arrivare in hotel in tempo per aprire la bottiglia di spumante abilmente lasciata nel frigobar e festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Perfetto, il prossimo treno arriva alle 4. No, comunque benissimo. Com’è come non è, si sono seduti sui gradini della stazione, lei incominciava a stare un pochino meglio, e si lasciarono rapire dal fascino di determinate persone più o meno riversate a terra a causa di cose tipo alcol/droga/mal di pancia lancinanti.

Ed è mezzanotte. E sono fuochi d’artificio. E sono piccoli razzi accesi da bambini incredibilmente biondi.

Brollo si alza, scende un paio di gradini, fa lentamente scendere un ginocchio verso terra e si fruga in una tasca. OH. MIO. DIO. Lo fa. Lo sta facendo davvero. Tipo adesso. E Brolla è lì con il mal di pancia. “No ti prego, impazzisco. Io cosa faccio? Boh, mi alzo”.

“So che magari non è né il momento né il luogo adatto, ma se vuoi sposarmi…”

No va beh, ciao proprio. Tira fuori un anello con un turbo diamante che brilla sotto le scintille dei fuochi artificiali. E niente, Brolla piange. Poi si ripiglia e dice: .

Ed è così che incomincia tutto l’ambaradàm del matrimonio: con un mal di pancia e un anello.

I Brolli poco prima di perdere una piccola fortuna al casino di Venezia.
Impavidi Brolli poco prima di perdere una piccola fortuna al casinò di Venezia.
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